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SULLA FATICOSA VIA DI DAMASCO - Alfredo Bianchi Scalzi
Immaginate un collezionista che per lungo periodo della sua esistenza ha dato sfogo alla sua passione, ordinando i pezzi del suo percorso, mettendo i più preziosi in teche di cristallo; improvvisamente arriva un terremoto e distrugge ogni cosa: il collezionista perde l’orientamento, il senso della vita stessa.
Si potrebbero fare tanti esempi per cercare di immedesimarsi nella dimensione reale di un uomo come Alfredo Bianchi Scalzi che di anni ne ha collezionati tanti e, forse, mai avrebbe immaginato di dover attraversare esperienze ai limiti delle vicende umane. Esiste un momento cruciale nella traiettoria storica di un uomo in cui sceglie o è scelto dagli eventi. A sua volta l’individuo deve a sua volta scegliere l’acquiescenza passiva o la resistenza attiva. Questo momento di discernimento – come acutamente ci indica Ernst Jüng nel suo saggio Trattato del ribelle – sopraggiunge quando l’uomo percepisce che la libertà è minata in modo sistematico. Si rende necessario allora un processo il Waldgang, il “cammino nel bosco”. L’uomo non per fuga, ma per scelta si rintana nei penetrali dell’anima. «Passare al bosco» significa appunto questo: riallacciare i contatti con se stessi attraverso una pratica riflessiva, di pensiero, «oltre i confini della meditazione». Alfredo Bianchi Scalzi mette in atto questo processo attraverso la pubblicazione. Queste pagine sono un perfetto equilibrio fra sentimento e riflessione. Sentiero che conduce il lettore in una possibile interpretazione del vivere.
Ci sono delle morti che pietrificano l’anima, ma ci sono uomini che hanno il coraggio di andare oltre.
Niccolò Carosi
Alfredo Bianchi Scalzi è nato nel 1938 a Genova, città che dovette abbandonare ancor bambino a causa delle vicende belliche. Trasferitosi con la famiglia a Roma, vi ha compiuto gli studi classici e, in età adulta, l’intero corso di Giurisprudenza presso l’Ateneo “La Sapienza” di Roma senza però, per cause familiari, discutere la tesi in diritto penale sulla diffamazione a mezzo stampa.
Ha lavorato per trentasei anni in un istituto bancario della Capitale, ricoprendo incarichi direttivi in vari settori dell’azienda e svolgendo in particolare la funzione di capo della Segreteria legale, poi di ispettore interno e di Internal Auditor fino al grado di vicedirettore di Sede. A partire dal 1968, per alcuni anni, ha svolto attività politica nella destra romana, collaborando, nel biennio 1984-85, al mensile PUS diretto da Enrico Viciconte e diventando vicepresidente del Centro Culturale di Iniziativa Sociale (CE.C.I.S.).
In campo letterario ha pubblicato le raccolte Aghi di pino (Villar Editore, Roma 1967), Questa nostra creta antica (Seledizioni, Bologna 1974), Orme d’acqua (Maremmi Editori, Firenze 2003); per la Terre Sommerse di Roma In limine portus ( 2013), Le ore dell’Acquasola (2015), La luce nera (2016), Càrmina burína e memorie di un succhiainchiostro (2018, con lo pseudonimo di Cardellino Fischiabaz, anagramma integrale di Alfredo Bianchi Scalzi), Estroversi (2019), Viva l’Aradio (2021), Dagli aridi scogli (2022) con il patrocinio della Regione Liguria, Aforismi e pensieracci (2025). Ha collaborato per alcuni anni al periodico Voce romana diretto dal poeta e storiografo Giorgio Carpaneto e alle riviste Spazio Oltre ed È tempo di cultura. È membro dell’Accademia di San Giorgio di Santa Margherita Ligure. Si sono occupati del suo percorso poetico fra gli altri: Carlo Martini, Giorgio Carpaneto e, in lettere personali, Giorgio Caproni e Vittorio G. Rossi.
È presente in varie antologie e nel Dizionario dei poeti, curato da Raimondo Venturiello e Annamaria Scavo (edito da “Pagine” di Roma nel 2006) e, nonostante la sua naturale riservatezza e la parsimoniosa partecipazione a eventi pubblici, ha ottenuto riconoscimenti in concorsi nazionali e internazionali. Con i libri In limine portus, Le ore dell’Acquasola, La luce nera e Càrmina burína ha vinto il primo premio Città di Sarzana nel 2014 (poesia) e nel 2015, 2016, 2017 (narrativa). Nel Città di Sarzana 2019 ha ottenuto il premio speciale “Homo ironicus” per la raccolta Estroversi, nel Città di Sarzana 2021 il premio speciale “Memorie d’autore” per il libro Viva l’Aradio, nel Città di Sarzana 2022 il premio speciale “Dolci radici” per il libro Dagli aridi scogli. Il comune lucchese di Seravezza, organizzatore del Concorso internazionale Michelangelo Buonarroti, ha conferito a La luce nera il premio della critica nel 2016 e a Càrmina burína un diploma d’onore con menzione d’encomio nel 2018. Il libro Le ore dell’Acquasola ha ottenuto il primo premio anche nel concorso internazionale Santa Margherita-Gente di Liguria 2019.
Oltre all’attività letteraria, il Bianchi Scalzi si è dedicato, con impegno discontinuo e solo per diletto personale, al canto lirico, inizialmente con il maestro Piervenanzi e poi con i tenori siciliani Pietro Milana e Salvatore Puma. Per alcuni anni ha fatto parte della corale romana Sant’Achille diretta dal maestro Angelo Scettri, cantando in alcuni concerti anche da baritono solista.