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  • IL MONDO DI MICOL - Lulli Bozzi e Flavia Odierna

IL MONDO DI MICOL - Lulli Bozzi e Flavia Odierna

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Prefazione

di Marco Chiaravalle

 

 

“Ecce iterum Fabula et cum ea inseparabiles nimphae.”

 

 

In questo nuova avventura lulliana , abbiamo una fatina, un destriero meccanico e un mondo da conquistare, ma il lettore non si inganni non è il fantasy tanto in voga oggi, quello scritto dagli adulti per gli adulti: no, si tratta di una storia più semplice, piccola, come la sua protagonista, una bimba di nome Micol, che ama percorrere le strade del suo quartiere, una zona popolare di Roma - ma potrebbe essere una periferia qualsiasi delle nostre ormai omologate metropoli – in sella a una bicicletta arancione. Micol, ama questo quartiere, nonostante le sue brutture, il cemento, il degrado e la violenza che in esso alberga e che troppo presto le ha portato via il padre; lo ama perché i suoi occhi leggono piani dell'esistenza che noi adulti non riusciamo più a cogliere, schiacciati dal peso dell'eterno presente che siamo chiamati a vivere a mo di comparsa, elemento transitorio di una lunga messa in scena.

Se, parlando degli adulti, la nostra è una rappresentazione della vita distorta quando non deformata dal vissuto, dalle angosce e dalle difficoltà che di volta in volta ci si fanno incontro - tutto quello che va sotto il nome di vita adulta - per Micol e gli altri bambini della banda cui si accompagna, il mondo è vissuto en plein air, alla maniera della pittura impressionista: scarno, senza imbarazzo, diretto, anche feroce come solo i bambini sanno essere e, allo stesso tempo, è anche un mondo vero, pieno di luce, di natura, di verità e fratellanza nella sua accezione più pura: essere vicino agli altri vedendoli come fini e mai come mezzi. Questa “realtà aumentata” contenuta nello sguardo di ogni bambino, è superiore a qualsiasi tecnologia che l'essere umano possa inventare, Paul Elouard la chiama “luce” e afferma che essa nasce nella profondità dei loro occhi. Per Micol il suo quartiere non è solo un lungo parallelepipedo di cemento, è un labirinto di quelli antichi, dove a ogni curva, a ogni angolo sta la prova dell'eroe, una prova che affronta fiera e spavalda in sella al suo Bucefalo gommato, neanche fosse una regina Amazone lanciata alla conquista dell'Asia. Solo un parto dell'immaginazione allora? Neanche per idea, l'universo dei bambini è tanto vasto e smisurato, quanto piccolo e angusto è lo sguardo dell'adulto, pieno di desideri, ma privo di sogni. Trasformare l'ambiente in un terreno fantastico è per i bambini un sacro dovere, quando il mondo si dimentica di loro, essi ne costruiscono subito uno nuovo dove mettersi alla prova, dove possono essere eroi di se stessi e soprattutto dove non esiste la solitudine, ecco spiegato il perché delle amicizie immaginarie o delle presenze che spesso li accompagnano in questa speciale fase della vita. Micol nella sua avventurosa “Odissea” quotidiana, ha, proprio come Ulisse, un fidato consigliere al suo fianco, il suo papà, divenuto un angelo guardiano, una figura che con una superbia tutta adulta potremmo definire, sbagliando, un altro irreale parto della fantasia infantile e che in realtà è il modo profondo con il quale una bambina, proiettando il suo sguardo sulla parte più oscura dell'esperienza umana, la morte, riesce, con la luce che irradia a ri-creare la vita, traslando una assenza – quella della figura paterna - in una memoria permanente, aprendole di fatto le porte dell'eterno. Eppure, nonostante ciò, sento già l'obiezione dell'adulto che abbiamo costruito con il passare degli anni: vale la pena perdere tempo ancora con le favole, le fate e i destrieri? la risposta è si perché i bambini possono salvare il mondo illuminandolo con la loro luce speciale, come Micol fa ogni giorno con il proprio sorriso e il proprio sguardo e ancora una volta si, perché nella nostra veste di adulti, per dirla nel modo sobrio e sempre puntuale del compianto Jacques Prevert, “bisognerebbe tentare di essere felici, se non altro per dare l'esempio”.

 

 

 

 

 

 

 



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